IL DIRITTO ALL'OBLIO NEI MOTORI DI RICERCA

Giu 1, 2018 | Blog

Il diritto all’oblio, di matrice giurisprudenziale, è rappresentato dal diritto di un individuo a non essere più ricordato in relazione a notizie di cronaca datate e per le quali non vi è più interesse pubblico alla divulgazione
In particolare, per quanto concerne il mondo di internet, ognuno ha diritto a che un’informazione che lo riguardi non venga più collegata al proprio nome da un elenco di risultati che appare inserendo una determinata query in un motore di ricerca (ad esempio Google).

A tale proposito è intervenuta una importante pronuncia della Corte di Giustizia UE (C-131/12, 13 maggio 2014), la quale ha affermato la possibilità, per tutti i cittadini europei, di richiedere direttamente al motore di ricerca la rimozione di dati personali, qualora l’interessato ritenga che la loro permanenza non sia più giustificata in relazione al trascorrere del tempo.
Il caso deciso dalla Corte di Giustizia ha preso avvio dal ricorso di un soggetto spagnolo, tale Gonzales, il quale si lamentava del fatto che nell’indice del motore di ricerca di Google figurava un annuncio che lo riguardava, in relazione alla vendita all’asta di immobili in seguito ad un pignoramento per la riscossione coattiva di crediti previdenziali.
Il pignoramento era stato definito da anni e il debito era stato pagato, pertanto Gonzales aveva chiesto a Google la rimozione dei suoi dati dal motore di ricerca, in quanto non più rilevanti. La Corte, nel caso deciso, ha ritenuto prevalenti i diritti fondamentali dell’individuo sull’interesse economico del gestore del motore di ricerca, nonché sull’interesse del pubblico ad accedere all’informazione riguardante il ricorrente.
Ma non solo. La Corte ha specificato che il motore di ricerca può essere obbligato alla rimozione dei dati personali anche se i siti sorgente non li hanno rimossi, come nel caso dalla stessa trattato.
Pertanto, oggi, ogni cittadino europeo può fare richiesta a Google finalizzata all’eliminazione dell’indicizzazione di contenuti che riguardano informazioni personali relative ad eventi del passato, che risultino – citando le parole della sentenza – “inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati”.
Attenzione: de-indicizzazione non vuol dire cancellare da internet gli articoli/foto che ci riguardano, bensì che la ricerca su Google non darà più nei risultati quei link segnalati, se la richiesta viene approvata, e quindi se si tratta di contenuti inadeguati, irrilevanti o non più rilevanti, o eccessivi in relazione agli scopi per cui sono stati pubblicati.
Google, in seguito alla sopracitata sentenza, ha predisposto un modulo online attraverso il quale i cittadini europei possono richiedere la rimozione di link dai risultati di ricerca.

Ecco il link:
https://www.google.com/webmasters/tools/legal-removal-request?complaint_type=rtbf&visit_id=1-636426429976680831-3600022492&rd=1