Mobbing, dipendente fa causa all’Enel

Mobbing, dipendente fa causa all’Enel

Tribuna di Treviso del 07.07.2013

Per sedici anni ha lavorato come guardia-diga in diverse centrali dell’Enel senza mai ricevere contestazioni disciplinari. Dall’agosto del 2005, dopo aver chiesto all’azienda dell’energia il pagamento di molte ore arretrate, sono iniziati i suoi guai. Da quel momento – sostiene – la sua attività lavorativa è stata costellata da una serie di solleciti , contestazioni, sanzioni e demansionamenti che, secondo i suoi legali, si sono dimostrati infondati e ne hanno minato la salute.

Ora un operaio trevigiano di 55 anni, affetto da depressione, ha intentato una causa di lavoro per mobbing nei confronti di Enel. E chiede che sia un medico legale nominato dal giudice, con una perizia, a stabilire l’entità del risarcimento. I suoi legali, gli avvocati Stefano Bettiol e Valentina Gatti, hanno depositato la causa negli uffici della cancelleria del Tribunale del Lavoro di Treviso.
Il lavoratore era stato assunto nel 1979 dalla divisione dell’Enel di Vittorio Veneto come guardia-diga. Aveva cominciato come responsabile del controllo delle perdite e del flusso d’acqua per poi ampliare le sue mansioni anche come addetto alla manutenzione edile.

Fino al 2005 il rapporto di lavoro fila via liscio, senza particolari intoppi. Dopo l’agosto del 2005, quando l’operaio intima con una diffida all’Enel il pagamento di molte ora arretrate, iniziano i guai.

All’operaio vengono notificate una serie di sanzioni e contestazioni disciplinari. Nel maggio 2008, ad esempio, gli arriva una contestazione disciplinare per essersi recato presso una diga nonostante fosse stato provvisoriamente sospeso, in attesa di effettuare la visita medica di idoneità alla mansione.

L’Enel gli sospende lo stipendio per tre giorni. Un provvedimento che poi la direzione provinciale del Lavoro gli ridimensiona ad una multa di quattro ore. Nell’ottobre 2009, il lavoratore subisce un demansionamento: dopo aver fatto per una vita il guardia diga, passa all’archivio della sede Enel con relativa diminuzione dello stipendio. Tutte azioni che, secondo i suoi legali, ne minano la salute. L’uomo cade in una profonda depressione, si assenta dal lavoro per un lungo periodo e sette mesi fa viene licenziato.

In un’accurata relazione del febbraio 2012, un medico legale ravvisa espressamente il nesso di causa tra le presunte vessazioni subite e la depressione. Il medico non condivide la decisione della direzione dell’azienda dell’energia di Vittorio Veneto di esiliare il lavoratore, confinandolo all’interno dell’archivio di una sua sede “senza incarico alcuno – attesta il medico – per tutto il turno lavorativo e provocando così la distruzione della personalità dell’individuo, la sua profonda frustrazione da cui lo stato di grave depressione”.

Nella causa presentata nei giorni scorsi in Tribunale a Treviso i legali dell’operaio chiedono la condanna di Enel a risarcire l’operaio. Un risarcimento che dovrà essere eventualmente quantificato da una perizia di un consulente tecnico nominato dal Giudice del Lavoro.

Belluno vince la battaglia della carta

Belluno vince la battaglia della carta

Gazzettino – Edizione di Belluno del 10.09.13

Stangata da 85 mila euro per la ditta che aveva vinto l’appalto per la raccolta carta e cartone. La penale è stata inflitta dalla Bellunum, società del Comune di Belluno, in quanto l’appaltatore non avrebbe effettuato una corretta differenziazione del rifiuto. La controversia, partita ancora nel 2007, si è chiusa solo in questi giorni davanti al Tribunale di Belluno che ha dato ragione alla Bellunum, abbassando però di 30 mila euro la penale. La ditta, la Sap, è però pronta a fare ricorso non appena saranno depositate le motivazioni del giudice.

Violenza privata, assolto per il posteggio

Violenza privata, assolto per il posteggio

Gazzettino – Edizione di Belluno del 16.05.13

…Cibien era stato costretto ad andare al lavoro in otorino non potendo spostare la propria auto dal parcheggio. Da qui l’accusa di violenza privata che ha fatto finire il De Min davanti al Giudice.

In precedenza c’erano stati altri problemi fra i due tanto che Cibien, coma ha ammesso ieri in aula, aveva già querelato il vicino, sempre uscito indenne. Ieri Cibien, su invito del magistrato, avrebbe rinunciato alla costituzione di parte civile in cambio delle scuse di De Min che però non ha accettato la transazione.

Cibien chiedeva un risarcimento di 5 mila euro per danni morali.

Il Giudice ha assolto De Min perché non è emersa sia durante la deposizione della parte civile sia in quella della ex moglie di quest’ultimo la prova della sua responsabilità. Alcune discrepanze sono state registrate anche fra la data dell’episodio e il racconto del querelante relativo ad una sua uscita in una pizzeria risultata poi chiusa in quella data.

Assolto dalle accuse del vigile

Assolto dalle accuse del vigile

Corriere delle Alpi – Edizione di Belluno del 16.05.2013

È stato assolto dall’accusa di violenza privata Mario De Min, classe 1945 di Belluno (difeso dall’Avv. Stefano Bettiol). L’imputato era finito a processo in seguito alla denuncia di un vigile urbano di Belluno (parte civile con l’Avv. Alessandro Azara) che lamentava di essere stato impossibilitato ad usare la propria auto a causa del vicino di casa.

I fatti risalgono al 7 settembre 2010. La vicenda si staglia su uno sfondo di cattivi rapporti provati, come è emerso ieri in aula, da altre denunce intercorse tra l’imputato e la parte offesa. Quella mattina, erano circa le sette, il vigile urbano stava per recarsi al lavoro presso il comando di polizia municipale di Belluno. Ma a ridosso della sua automobile, una Peugeot 407, trovò, a suo dire, la monovolume del vicino di casa. La macchina era così vicina alla sua da rendergli, sempre secondo l’accusa, impossibile la manovra. Fu costretto così a prendere la moto per recarsi al lavoro. Il vigile poi, decise di denunciare De Min per violenza privata.

La vicenda è emersa ieri mattina, nell’aula penale al terzo piano del palazzo di giustizia, davanti al giudice monocratico Domenico Riposati. Su invito del giudice, il vigile urbano si era detto anche disposto a ritirare la querela, rinunciando ai 5.000 euro di risarcimento chiesti, in cambio delle scuse. Ma De Min è rimasto fermo sulle proprie posizioni. Nel corso del dibattimento sono stati sentiti tutti i protagonisti della vicenda.

Nel corso dell’arringa difensiva, l’Avv. Stefano Bettiol ha chiesto l’assoluzione per De Min. richiesta accordata dal Giudice.
Il difensore di parte civile, l’Avv. Azara si riserva di ricorrere in appello dopo aver letto le motivazioni della sentenza. “Ritengo che questi comportamenti vadano perseguiti” ha detto al termine del processo.

Minacce a “La Via”: nessun perdono

Minacce a “La Via”: nessun perdono

Gazzettino – Edizione di Belluno del 24.04.2014

Le minacce del consigliere al presidente della Cooperativa sociale La Via finiscono dal Giudice di Pace. Ma sulla sentenza di estinzione del reato, in seguito alle scuse e a un piccolo risarcimento, pende un ricorso in Procura presentato dal legale del presidente. Il fatto ha origine durante il consiglio di amministrazione della cooperativa il 9 maggio 2013 nella sede di Via Sommariva ad Agordo. Fu in quell’occasione che il consigliere Giovanni Venialetti si scagliò con fare minaccioso contro il presidente Francesco Scandolo pronunciando frasi del tipo “te la farò pagare”, “ce la vediamo a quattr’occhi, anche fuori se vuoi”, “so dove abiti”. E non era nemmeno la prima volta che l’uomo si comportava così. Quasi un mese e mezzo prima infatti il Venialetti aveva avuto un colloquio con il presidente, sempre nella sede della cooperativa, che si era concluso allo stesso modo. “So dove abiti”, “te la faccio pagare”, furono le frasi pronunciate in quell’occasione. Scandolo, assistito dall’Avv. Stefano Bettiol, sporse querela e Venialetti finì davanti al Giudice di Pace per rispondere all’accusa di minacce. Prima dell’udienza l’imputato aveva fatto recapitare al presidente della cooperativa una lettera di scuse con allegato un assegno di 250 euro per chiedere l’estinzione del reato secondo l’art. 35 della legge del Giudice di Pace. Ma il presidente non aveva accettato. L’imputato aveva rinnovato l’istanza in apertura del processo, impegnandosi a non ripetere quel comportamento in futuro. La parte offesa aveva rifiutato di nuovo, ma il Giudice aveva comunque dichiarato l’estinzione del reato. “I comportamenti del Signor Venialetti si pongono in netto contrasto con i principi statutari di una cooperativa sociale quale è La Via”, così il presidente aveva motivato il suo rifiuto. Venialetti provvedeva a rassegnare le proprie dimissioni a salvaguardia di un sereno svolgimento delle attività della cooperativa nonché del rapporto con gli altri soci e lavoratori.

In questi giorni l’avvocato Stefano Bettiol ha depositato in procura la richiesta di impugnazione della sentenza del Giudice di Pace ritenendo che ad un reato di pericolo quale è quello di minacce non si possano applicare i principi dell’art. 35 della legge del Giudice di Pace.